INTRAMONTABILE LUPIN
Sembrano pochi anni, invece sono ben 14 le primavere trascorse dalla prima apparizione di Lupin sui televisori nostrani. Da allora, il cosiddetto ladro gentiluomo ci ha deliziato con una magistrale ricetta fatta di rapine al limite delle umane possibilità condite da uno charme e stile inconfondibile. La riuscita del cartone, divenuto oramai un cult, è anche merito di comprimari carichi di una invidiabile personalità, del rapporto odi et amo con Fujiko e soprattutto della sua esatta antitesi Zenigata, che, con i suoi modi chiassosi e ridondanti, è riuscito a fare breccia nei cuori di tutti i fan. Ci si aspetterebbe dunque un titolo all'altezza "del nome che porta"; vediamo se le nostre preghiere sono state ascoltate.
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TRANQUILLI
Ci tengo a rasserenare gli animi dei vari patiti di questa serie, asserendo che l’atmosfera del gioco è stata fedelmente riprodotta, con le tipiche composizioni musicali della controparte animata a conferire sostanza al titolo così come il doppiaggio completamente in italiano. Si è così tanto accostati a quanto visto in tv, che la stessa esperienza di gioco è suddivisa in vari capitoli, pardon episodi, al termine dei quali si assiste ad un trailer profetico sulla successiva sequenza esposta.
La sceneggiatura nello specifico è al contempo croce e delizia: se da una parte si rimane avvinghiati da un tessuto narrativo solido ed efficiente, degno di essere gustato nelle molteplici sfaccettature manifestate, dall’altro questa presenza è tanto traboccante da snellire fin troppo una esperienza di gioco già di per sé non eccelsa. La sensazione non è poi così lontana da un “cartone interattivo” in soldoni.
Rilegare questa avventura videoludica entro i classici generi che noi tutti conosciamo è più arduo di quanto si possa immaginare. Nelle menti degli sviluppatori l’idea primordiale era quella di scindere l’avventura dal punto di vista di Lupin e quello di Zazzà, non solo da un punto di vista del racconto ma anche del gameplay, praticamente approccio stealth con il primo e picchiaduro con il secondo e far convivere parallelamente le due azioni. Il risultato è un miscuglio di generi diversi, dove il noto ladro si trova anche immischiato in situazioni decisamente platform, alternate ad altre di pura azione. Tutto ciò senza considerare la possibilità di usare in un livello a testa Jigen, Goemon e Fujiko, altri ingredienti in un calderone già straripante di modalità di approccio. Con il simpatico ispettore la situazione è coerente fino alla fine ma non migliore qualitativamente. Tutto quel che si fa è scazzottare a destra e manca dozzine su dozzine di nemici, dove il nostro Zenigata indossa i panni del Hulk di turno, denotando una forza pletorica contro la mafia giapponese degna del miglior Kazuma. (Yakuza n.d.r).
È pur vero che gli avversari non brillano per sagacia, anche se questo ce lo confermano meglio le conseguenze delle azioni furtive di Lupin, che raramente possono essere scoperte considerando i movimenti ciclici e meccanici delle guardie di turno. E se anche per caso doveste essere avvistati, vi basterà rifugiarvi nelle apposite aree rosse segnate sulla mappa per far tornare tutto alla normalità. Si, dite bene, praticamente l’ABC dello stealth.
IL MISTERO DEL TITOLO
Il sottotitolo sulla confezione riporta “Lupin la morte Zenigata l’amore” riassumendo in poche parole l’intera trama che vede i nostri beniamini all’insegna di Sokai. Qui il boss dell’antica Banda del Drago Celeste infligge una maledizione al nostro nippo-francese che prevede la morte dopo tre giorni. I sintomi che non fanno presagire nulla di buono sono profonde fitte al petto, come le stesse che contemporaneamente prova Zazzà ma di ben altra natura. Difatti l’anti-Lupin cade perdutamente in amore, ed è veramente curioso osservare l’intreccio sentimentale scaturito.
Peccato che tutto questo idillio stanchi ben presto, dove metà dei trenta livelli proposti sono in realtà livelli più impegnativi ed appaganti ma non molto diversi da quanto già affrontato in precedenza. Anche graficamente la situazione è decisamente preoccupante, con modelli poligonali abbozzati e frame rate instabile.
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